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La LFE esclude l’esperienza degli allevatori

Nel merito della votazione sulla Legge federale sulle epizoozie (LFE) va considerato che la scienza rispecchia sempre lo stato attuale della conoscenza, rispettivamente dell’errore. La ragione del bene acquisisce la sua pienezza solo nel tempo e solo quando si può dimostrare la sua valenza in qualsiasi circostanza. Hanno ragione gli allevatori a rivendicare l’implementazione nella LFE anche a livello nazionale della loro esperienza come già avvenuto nel Cantone di Zurigo. Anche l’iter di valutazione sulla necessità di ordinare vaccinazioni a tappeto deve far capo alle conoscenze pratiche acquisite dai tenitori di animali. Va pure evitata la costosa eliminazione (pagata dal contribuente) dei vaccini rimasti inutilizzati come purtroppo è successo dopo la campagna fallimentare sulla febbre suina. Non va sottovalutata la problematica legata alla stipulazione di trattati internazionali che di fatto escludono il nostro diritto nazionale. Il contadino biologico Ernst Frischknecht, attualmente attivo come consulente presso gli allevatori in Sudan, Etiopia, Tanzania ed Egitto, scrive che la colonizzazione di questi popoli ha generato effetti negativi duraturi. Il passaggio delle conoscenze deve avvenire anche dalla pratica alla scienza e non solo dalla scienza alla pratica. Sarebbe più che auspicato che questa tematica trovasse spazio nella revisione della LFE. Le ricerche sugli effetti negativi sul sistema immunitario dovuti all’uso quotidiano di integratori e medicamenti effettuate sulle api dovrebbero essere estese a tutti i campi della zootecnia. Mi chiedo se in questo modo non si potessero evitare i gravi danni delle vaccinazioni e soprattutto ridurre i residui che con le vaccinazioni inevitabilmente riscontriamo negli alimenti quotidiani. Onde rendere possibile una revisione equa e solidale della Legge sulle epizoozie rigetto questa proposta e voto NO.

Emil Rahm, Hallau.